Fonti:
È una piacevole serata primaverile. Dopo una lunga settimana di lavoro, hai deciso che tu e il tuo cane vi meritate una passeggiata in campagna: il cielo è terso, l’aria frizzantina e l’unico rumore a far da sottofondo ai tuoi pensieri è il cinguettio degli uccellini. Tutto d’un tratto il tuo cane parte alla rincorsa di qualcosa, una lepre o un fagiano probabilmente, e tu ti ritrovi ad osservarlo sorpreso. “Guarda che meraviglia, l’istinto!”, pensi.
Dopotutto, non sta facendo male a nessuno. Giusto?
Proviamo a guardare questa scena con i dati alla mano. L’istinto, certo, è naturale. Ma non sempre sono naturali le condizioni in cui quell’istinto si esprime. Spieghiamoci meglio. Cani e gatti non sono predatori selvatici inseriti all’interno di una rete ecologica in delicato equilibrio. Sono animali domestici che vivono accanto a noi: li nutriamo, li curiamo, li facciamo riprodurre.
E questo è tutto fuorché naturale.
A livello ecologico, un predatore dipende dalla disponibilità di prede, dall’energia che riesce a ottenere, da quella che impiega, dalle malattie, dalla competizione e dalle condizioni ambientali. Un cane e un gatto hanno un maggiordomo portatile che 24 ore su 24 soddisfa ogni loro bisogno, e che li lascia liberi di scorrazzare nell’ecosistema a confrontarsi con animali che non hanno la stessa fortuna; anzi, al contrario, devono combattere per la propria sopravvivenza. La lotta fra prede e predatori diventa impari.
A livello globale, i pet si contano ormai nell’ordine di grandezza del miliardo. Solo in Italia, secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, si stimano 53,6 milioni di animali da compagnia. È un numero enorme, che racconta quanto gli animali siano entrati nelle nostre case, nelle nostre famiglie e nella nostra quotidianità. Ma ci mostra anche un altro aspetto: quando milioni di animali domestici interagiscono con l’ambiente, le nostre scelte individuali smettono di essere soltanto private. Diventano anche ecologiche.
Per quale motivo i pet creano un'alterazione ecologica che un predatore selvatico, come un lupo o un gatto selvatico, non creerebbe mai?
Presto detto: nelle reti trofiche naturali (ovvero il sistema di relazioni alimentari fra le specie di un ecosistema), le popolazioni di predatori selvatici sono in parte regolate dalla disponibilità di prede. Se queste diminuiscono, i predatori subiscono cali demografici dovuti alla diminuzione della fonte di cibo; a sua volta, un calo di predatori permette alla popolazione di prede di ristabilirsi, in un continuo fluttuare intorno alla situazione di equilibrio, in cui i numeri di prede e predatori rimangono sostanzialmente stabili.
I nostri animali domestici, al contrario, sono del tutto sganciati da queste fluttuazioni biologiche. Se una colonia felina caccia sistematicamente i piccoli vertebrati di un'area o un gruppo di cani spaventa ripetutamente la fauna di bosco, la loro presenza sul territorio non diminuirà, poiché la loro sopravvivenza è garantita dalla ciotola che gentilmente forniamo a casa. Questo significa che la loro pressione predatoria e il disturbo che possono arrecare sul territorio sono asimmetrici e virtualmente infiniti.
Attenzione: non sarebbe tuttavia intellettualmente onesto affermare che l’aumento di cani e gatti sia la causa principale della grave crisi di perdita di biodiversità a livello globale alla quale stiamo assistendo. Nonostante questo in contesti urbani e periurbani, dove la concentrazione di pet si aggiunge ad altre fonti di pressione di natura antropica sulla fauna selvatica già prostrata da cambiamento climatico, inquinamento, sfruttamento delle risorse naturali e frammentazione degli habitat, il comportamento predatorio di cani e gatti può avere effetti considerevoli.
Qualche numero alla mano.
Per i più scettici fra voi, qualche dato può aiutarci a spiegare la portata del fenomeno che vogliamo descrivervi.
Uno degli studi più autorevoli in materia, stima che i gatti liberi arrivino ad uccidere ogni anno solo negli Stati Uniti tra i 1,4–3,7 miliardi di uccelli e 6,9–20,7 miliardi di mammiferi. Sebbene la maggior parte di questa mortalità sia attribuibile a gatti randagi, è stato accertato che anche i gatti di casa lasciati liberi di uscire contribuiscono in modo significativo. Un lavoro più recente invece ne ha analizzato la dieta, recuperando fonti per svariati decenni. I risultati lasciano senza parole: il range di prede è vastissimo. Parliamo di oltre duemila specie cacciate, la maggior parte dei quali uccelli (47,07%), seguiti rettili (22.22%), mammiferi ( 20.68%), insetti (5.71%), e anfibi (2.74%). Tra queste, centinaia (347) risultano di interesse conservazionistico secondo le classificazione della IUCN.
Questi dati sono confermati da uno dei rarissimi studi effettuati sui CRAS che, caso vuole, è stato ambientato in Italia nel CRAS di Campomorone (Genova). I risultati di dieci anni di analisi, indicano che su 15.352 ricoveri di fauna selvatica, 954 individui presentavano ferite da attacco diretto di cane e gatto, dove quest’ultimo risultava responsabile dell'85% degli attacchi.
E il cane? Sono rari gli studi sull’impatto dell’attività predatoria del migliore amico dell’uomo sulla fauna selvatica. Però, inizia a comparire qualche dato interessante: in Tasmania sembra che gli attacchi dei cani senza guinzaglio siano responsabili del collasso della colonia locale di pinguini; mentre in Nuova Zelanda un solo cane, scappato di casa per una settimana, ha ucciso più della metà della popolazione locale di 900 kiwi. Eppure non è tanto la predazione a generare l’impatto maggiore, quanto il disturbo (diretto o indiretto) che i cani possono arrecare alla fauna selvatica: a volte basta la loro sola presenza in un’area per mettere in allarme uccelli e mammiferi.
Se amiamo davvero gli animali, non possiamo proteggere solo quelli che vivono con noi. Ed è qui che entra in gioco la doppia responsabilità del pet-owner consapevole: proteggere il proprio animale e, allo stesso tempo, ridurre il suo impatto sulla fauna selvatica.
Se è vero infatti che non abbiamo il controllo dell'istinto predatorio (naturale) di cani e gatti, è altrettanto corretto affermare che possiamo imparare a gestirlo, e indirizzarlo in modo che il nostro “predatore da salotto” non faccia danni nei confronti della biodiversità o non si metta in pericolo. Infatti, un gatto che vaga liberamente può essere investito, ferito da altri animali, avvelenato, smarrito o esposto a malattie e parassiti. Allo stesso modo, un cane off-lead può incontrare animali più grandi o aggressivi, ingerire bocconi avvelenati o inseguire potenziali prede fino a mettersi in pericolo o perdersi.
Il punto non è impedire all’animale di esprimere tutta una serie di comportamenti naturali ed istintivi legati alla predazione e alla caccia, ma di imparare come farglielo fare in sicurezza. La sua e quella degli altri animali.
Un gatto sazio può cacciare comunque. La predazione non è solo fame: è una sequenza comportamentale autonoma e gratificante.
Un cane che “non farebbe mai male a nessuno” può comunque disturbare la fauna. Per un animale selvatico, essere inseguito significa consumare energia e mettersi in pericolo.
Guinzaglio o catio non sono punizioni. Sono strumenti di gestione responsabile del proprio animale.
I nostri cani e gatti non sono responsabili per mettere in pratica il loro “istinto naturale”. Sono animali che esprimono comportamenti normali dentro un mondo che ormai, di naturale, ha ben poco. Proprio per questo la responsabilità è nostra: scegliere dove, quando e come permettere loro di esplorare, correre, cacciare, giocare, diventa sempre più importante per limitare il loro impatto ecologico.
La buona notizia è che molte soluzioni sono già alla nostra portata. Dal cane al gatto, è possibile creare sessioni di gioco, arricchimenti ambientali e strategie efficaci per le passeggiate all’aperto che possano soddisfare il pet e tutelare gli altri animali e le altre persone. Se questo articolo ti ha fatto guardare il tuo cane o il tuo gatto con occhi leggermente diversi, condividilo con un’altra persona che ama gli animali; il cambiamento d’altronde inizia così!
Fonti:
HealthforAnimals. Global State of Pet Care: Global Trends in the Pet Population.
Assalco-Zoomark. Rapporto Assalco-Zoomark 2026.
IPBES. 2019. Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services – Summary for Policymakers.
Loss, S.R., et al.. 2013. The impact of free-ranging domestic cats on wildlife of the United States. Nature Communications.
Lepczyk, C.A. et al. 2023. A global synthesis and assessment of free-ranging domestic cat diet. Nature Communications.
Rufino, L. et al.. 2026. Vertebrates as victims of domestic cats and dogs: ten years of data from an Italian animal rescue centre, 2015–2024. Nature conservation.
Doherty, et al. 2017. The global impacts of domestic dogs on threatened vertebrates. Biological Conservation.
Lowe, S., et al. 2000. 100 of the World’s Worst Invasive Alien Species: A selection from the Global Invasive Species Database. IUCN/SSC Invasive Species Specialist Group.