Portare il cane a passeggiare all’aperto è una delle attività più belle che possiamo fare insieme a lui. Odori nuovi, superfici diverse, vento, tracce, foglie, acqua, fango: per un cane è Netflix, palestra e giornale del mattino tutti insieme.
Eppure, esiste un cliché diffusissimo secondo cui i cani, per goderselo appieno, debbano correre completamente liberi, dal guinzaglio e qualsiasi altra restrizione. Tanto “Il mio cane è buono, torna subito, non farebbe male a nessuno”.
Purtroppo, ci spiace smentirvi, la fauna selvatica non possiede gli strumenti per interpretare le intenzioni giocose del nostro amico a quattro zampe e non ha esperienza del suo background comportamentale: per un capriolo, una lepre o un uccello, il cane corrisponde all’identikit esatto di un grande predatore apicale e pericoloso.
La scienza ci dimostra inoltre che, anche quando non c’è predazione diretta, può esserci disturbo. E il disturbo, in ecologia, non è un dettaglio: significa fuga, consumo energetico, interruzione dell’alimentazione, abbandono temporaneo di nidi o piccoli, spostamento verso aree meno adatte.
La buona notizia? Non dobbiamo rinunciare alle passeggiate. Dobbiamo solo imparare a farle meglio.
L’impatto del cane sull’ambiente circostante si realizza tramite il cosiddetto raggio di disturbo. Quando un cane si allontana dal tracciato ed entra nella boscaglia o in altri habitat delicati, può estendere la propria pressione per decine di metri.
Cosa significa questo per la fauna selvatica? Gli animali entrano in uno stato di allerta, magari interrompono la ricerca di cibo, la cura della prole, la costruzione del nido e fuggono, affrontando un consumo energetico non necessario. Studi recenti hanno dimostrato infatti che il passaggio di cani sulle spiagge causa l'abbandono temporaneo del nido da parte del Fratino (Charadrius alexandrinus) nel 93,8% dei casi: un numero spaventosamente alto, e ancor più esplicativo se paragonato al 47,6% causato dai pedoni da soli.
Inoltre, le tracce indirette, come feci e marcature, agiscono come segnali di pericolo persistenti, aumentando i livelli di stress fino a spingere alcuni esemplari ad evitare sistematicamente le aree frequentate dai cani. Il problema è che magari quelle aree hanno risorse più abbondanti, o condizioni migliori.
La prima regola quindi è capire il contesto: un’area urbana, un sentiero turistico, un bosco, una zona umida, una spiaggia naturale, una riserva o un parco non sono la stessa cosa. Più un ambiente è ricco di biodiversità e specie vulnerabili, più dobbiamo essere prudenti.
Ma non è solo il dove a doverci far riflettere, anche il quando è importante. Primavera ed estate sono periodi delicati per molte specie. Da un lato siamo in piena fase riproduttiva: uova, pulli, piccoli mammiferi e mamme possono trovarsi nascosti nella vegetazione, anche quando non li vediamo. Il disturbo del cane può compromettere il successo riproduttivo, portando all’abbandono (anche temporaneo) del nido, all’interruzione dell’allattamento o alla fuga di mamma e prole. Dall’altro lato, soprattutto in primavera, abbiamo il grande ritorno degli uccelli migratori: prostrati da lunghi viaggi sempre più caldi, sono particolarmente vulnerabili.
Ed ecco che in questo contesto, l’utilizzo del guinzaglio risulta imprescindibile. Se a livello normativo, è previsto l’uso del guinzaglio non superiore a 1,5 m nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, a livello ecologico diventa uno strumento fondamentale per gestire il raggio di disturbo. Una lunghina ben governata permette al cane di esplorare, annusare e muoversi, ma restando dentro un raggio d’azione più prevedibile e controllato.
E lo sappiamo che qualcuno dirà “ma il mio cane torna subito quando lo chiamo, non mi serve il guinzaglio”. Signore e signori, un richiamo efficace è la base, ma non sostituisce il guinzaglio; riduce i rischi, ma non risolve il problema. Immaginate: Fido è al vostro fianco tranquillo, ma siete distratti, vi è appena arrivato un messaggio importante; ed ecco la traccia di una lepre. Fido parte, lo chiamate, e tempo dieci secondi eccolo indietro soddisfatto e ansimante. Per noi è stato bravissimo, per la lepre inseguita sono 10 secondi di stress, panico e sforzo che si potevano evitare.
In ultima istanza, anche se siamo in mezzo alla natura, dobbiamo sempre armarci di sacchettini e raccogliere le feci. Non si tratta solo di rispetto ed educazione civica, ma è una forma di igiene ambientale: riduce la possibilità di diffusione di parassiti e malattie e limita le forme di segnali persistenti che un cane lascia nel territorio, e che durano ben più a lungo della nostra passeggiata.
Perché una passeggiata gestita bene è più bella. Per lui, per noi, per gli altri animali.
Lasciare il cane libero in natura non rappresenta solo un elemento di disturbo per l’ambiente, ma può esporlo a incidenti, quali smarrimento, cadute, attacchi di altri animali, giusto per citarne alcuni, o al rischio di contrarre malattie.
Ma sussiste anche un tema di sicurezza delle altre persone. Al di là del rispetto delle norme, ricordiamoci che le passeggiate all’aperto implicano incontrare ciclisti, bambini, adulti con fobie e allergie. Se richiamo e obbedienza sono senz’altro i principi cardine per restare tranquilli, il guinzaglio offre la certezza per evitare momenti di imbarazzo o difficoltà, per voi e gli altri.
Infine c’è da prestare anche una certa attenzione ai regolamenti locali. Alcune aree vietano l’accesso ai cani in certi periodi o lo consentono solo al guinzaglio. Non è ostilità verso i cani: è una forma di tutela nei confronti di tutti gli animali.
Perché ci interessa?
Se amiamo davvero gli animali, non possiamo proteggere solo quelli che vivono con noi. Ed è qui che entra in gioco la doppia responsabilità del pet-owner consapevole: proteggere il proprio animale e, allo stesso tempo, ridurre il suo impatto sulla fauna selvatica.
Se è vero infatti che non abbiamo il controllo dell'istinto predatorio (naturale) di cani e gatti, è altrettanto corretto affermare che possiamo imparare a gestirlo, e indirizzarlo in modo che il nostro “predatore da salotto” non faccia danni nei confronti della biodiversità o non si metta in pericolo. Infatti, un gatto che vaga liberamente può essere investito, ferito da altri animali, avvelenato, smarrito o esposto a malattie e parassiti. Allo stesso modo, un cane off-lead può incontrare animali più grandi o aggressivi, ingerire bocconi avvelenati o inseguire potenziali prede fino a mettersi in pericolo o perdersi.
Il punto non è impedire all’animale di esprimere tutta una serie di comportamenti naturali ed istintivi legati alla predazione e alla caccia, ma di imparare come farglielo fare in sicurezza. La sua e quella degli altri animali.
[ ] Verifica Lunghezza: Hai con te un guinzaglio da 1.5 metri?
[ ] Pettorina: hai optato una pettorina ad H per agganciare la lunghina? La pettorina ti aiuta ad evitare traumi cervicali in caso di scatti improvvisi
[ ] Museruola a bordo: Sei dotato di museruola adatta al tuo cane? Potrebbe esserti utile anche nel caso in cui il tuo cane si ferisca e debba essere soccorso
[ ] Igiene: Hai ricordato i sacchettini per raccogliere le feci? (si, anche nel fitto del bosco per evitare la diffusione di parassiti e la marcatura del territorio);
[ ] Mappe dei parchi: Hai controllato i regolamenti interni del parco o della riserva? Ricordati di verificare sempre eventuali divieti di accesso temporanei nelle zone sensibili
Portare il cane in natura non significa lasciargli fare qualunque cosa nell’illusione di renderlo felice. Significa offrirgli esperienze ricche di odori e stimoli, vissute insieme e consapevolmente. Un cane può divertirsi moltissimo anche al guinzaglio o in lunghina, se la passeggiata è pensata per lui: ritmo lento, possibilità di annusare, pause, tracce, giochi, ricerca olfattiva.
La felicità del tuo amico a 4 zampe non passa necessariamente dalla libertà di correre ovunque. Spesso passa dai limiti che consentono la tranquillità di vivere esperienze insieme e in serenità. Così, la prossima volta che prepari lo zaino, aggiungi la nostra checklist e condividila con i tuoi compagni (bipedi) di escursione. Il tuo cane continuerà a divertirsi e la fauna selvatica, probabilmente, ringrazierà in silenzio da dietro un cespuglio.
Fonti:
Ministero della Salute. Ordinanza 6 agosto 2013 e successive proroghe – Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani..
Gómez-Serrano, M.Á. 2021. Four-legged foes: dogs disturb nesting plovers more than people do on tourist beaches. Ibis
Doherty, et al. 2017. The global impacts of domestic dogs on threatened vertebrates. Biological Conservation.
Hughes, J. & Macdonald, D.W. 2013. A review of the interactions between free-roaming domestic dogs and wildlife. Biological Conservation