Di cosa parleremo in quest'articolo:
Hai trovato un riccio, un uccellino, un rondone, un pipistrello o un piccolo mammifero in difficoltà? Prima regola: non improvvisare. Ecco cosa fare, cosa non fare e perché chiamare un CRAS può davvero salvargli la vita.
Suona il telefono. Sulla schermata lampeggia un nome: “Nonna”.
Sono le quattro di un caldissimo sabato pomeriggio di luglio. Mia nonna non chiama mai a quest’ora, men che meno nel weekend: teoricamente dovrebbe essere al circolo a giocare a burraco con le amiche. Accetto la chiamata, un po’ allarmata.
«Indovina cosa ho trovato in garage oggi?» Non le lascio nemmeno il tempo di creare suspense.
«Un riccio?» Quasi le salto sulla voce. Dall’altra parte del filo la sento interdetta, quasi delusa da quello che lei interpreterà sorpresa come uno strano quinto senso divinatorio.
«Ma… ma come facevi a saperlo? Comunque, tecnicamente hai sbagliato. Sono quattro.»
Accipicchia, una cucciolata intera. Povera nonna: e adesso come le spiego che non può tenerli?
Perché sì, incontrare un animale selvatico in difficoltà ci emoziona. Se poi è piccolo, tenero o apparentemente “bisognoso”, il nostro istinto è intervenire subito: prenderlo, portarlo in casa, dargli latte, acqua, crocchette, una scatola, un nome e possibilmente farci una storia Instagram. Insomma, trasformarlo nel nostro cuccioletto domestico.
Ma con la fauna selvatica la buona intenzione non basta. A volte, anzi, può fare danni.
Oggi incontrare un animale selvatico ferito o apparentemente in difficoltà è sempre più frequente. Le città si espandono, gli habitat naturali si frammentano, e giardini, garage, balconi, parchi e strade diventano punti di contatto tra noi e gli altri animali.
La domanda quindi è semplice: cosa fare se trovi un animale selvatico ferito?
La risposta richiede una cosa che, nei momenti di panico, è difficilissima: fermarsi e riflettere.
Il primo errore è trattare un animale selvatico come se fosse un pet. Spoiler: non lo è.
Un cane o un gatto sono animali domestici: vivono con l’uomo da migliaia di anni, hanno sviluppato forme di relazione, comunicazione e dipendenza dalla nostra specie, e possono ricevere cure in un contesto familiare o veterinario ordinario.
Un animale selvatico, invece, resta selvatico anche se è piccolo, ferito, spaventato o bellissimo.
Cosa ci dice la legge: non puoi portarlo a casa
In Italia la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. Significa che non appartiene a chi la trova, non può essere trattenuta, curata o allevata come se fosse un animale domestico. La detenzione di animali selvatici, anche temporanea, è vietata salvo il tempo strettamente necessario al soccorso di un animale ferito o debilitato, e deve comunque essere comunicata agli uffici o ai soggetti competenti.
Tradotto in modo semplice: se trovi un animale selvatico in difficoltà, puoi aiutarlo nel primo soccorso, ma non puoi decidere di tenerlo.
E chi può farlo allora?
É qui che entrano in gioco i CRAS.
I CRAS sono i Centri di Recupero Animali Selvatici, strutture autorizzate che si occupano di raccolta, trasporto, cura, riabilitazione e, quando possibile, liberazione in natura degli animali selvatici feriti o in difficoltà. Sono, di fatto, ospedali per la fauna selvatica.
Aspetto biologico: gli animali selvatici hanno bisogni specifici
Non è solo una questione normativa, è un imperativo che nasce dalla biologia e dall’evoluzione della fauna selvatica. Gli animali selvatici non hanno bisogno di affetto umano. Hanno bisogno di sicurezza, silenzio, buio, temperatura adeguata, cure specialistiche e il minor contatto possibile con noi.
Per molte specie, la manipolazione, il rumore, la luce, la presenza di persone, bambini, cani o gatti infatti rappresentano una fonte di stress intenso. Un animale selvatico ferito non sa interpretare le tue intenzioni, non capisce il significato delle tue parole, non è perciò in grado di realizzare che tu lo vuoi aiutare; percepisce solo di essere stato catturato da un possibile predatore.
In più, ogni specie ha esigenze molto specifiche. Alimentazione, temperatura, idratazione, gestione delle ferite, recupero motorio, riabilitazione, prevenzione dell’imprinting e preparazione al rilascio richiedono competenze specialistiche. Dare le briciole di pane agli uccellini o le crocchette del gatto a piccoli mammiferi perché così ti ha detto quel tuo amico a cui piacciono gli animali, non è una buona idea. Anzi, a volte può fare più danni che altro. La dieta è un aspetto delicatissimo: l’alimento sbagliato può causare problemi gastro-intestinali che possono ridurre drasticamente le possibilità di recupero.
Ecco perché il fai-da-te, anche quando nasce dall’amore per gli animali, può diventare un problema.
Regola numero 1. Osserva: è davvero in pericolo?
Prima di toccare qualsiasi animale, osservalo.
È ferito? Sanguina? Ha un’ala o una zampa in posizione innaturale? È stato preso da un gatto o da un cane? È bagnato, immobile al sole, in mezzo alla strada o in un luogo da cui non può uscire?
Se la risposta ad anche solo una di queste domande è sì, probabilmente serve intervenire.
Se invece l’animale è vigile, non presenta ferite evidenti e si trova in un luogo relativamente sicuro, potrebbe non essere in difficoltà. Lo so che è un esercizio difficilissimo, ma quando ci rapportiamo agli animali dobbiamo sforzarci di non proiettare su di loro il nostro “essere umani”. Un animale solo, non è necessariamente triste, impaurito, o in pericolo. Facciamo qualche esempio per convincerti?
In tante specie diverse, i piccoli, anche se soli, non sono abbandonati. Piccoli di lepre o di daino - prede per definizione - spesso si nascondono nell’erba fra una poppata e l’altra. La madre è quasi sempre nei dintorni, ma di certo non si farà vedere da te per non attrarre l’attenzione sul suo cucciolo. Un giovane merlo a terra, impiumato ma non ancora bravissimo a volare, spesso sta semplicemente imparando. I genitori sono nei paraggi e continuano a nutrirlo.
Questi animali non hanno bisogno del tuo aiuto. Hanno solo bisogno di essere lasciati con le loro madri e proseguire il loro naturale percorso di crescita: separarli dai genitori riduce drasticamente le loro possibilità di sopravvivere.
Contatta subito uno specialista
Quando hai raccolto abbastanza informazioni dalla tua osservazione, allora è il momento di rivolgerti a chi è del mestiere, per assicurarti di operare nel migliore dei modi. La cosa migliore da fare è contattare sempre il CRAS più vicino. In alternativa anche la Polizia locale o i Carabinieri Forestali, possono aiutarti.
Spiega cosa hai trovato, dove si trova l’animale, in che condizioni è, se ci sono ferite evidenti, se è stato attaccato da cani o gatti, se è in strada o in un luogo pericoloso.
E poi segui le indicazioni.
Lo so, questa è la parte più difficile da accettare. Ma mantenere le distanze può essere la cosa migliore da fare, almeno in un primo momento.
Un animale ferito, in shock, disidratato, ipotermico o con trauma cranico può peggiorare se alimentato o idratato nel modo sbagliato. Per cui aspetta di ricevere le indicazioni del CRAS prima di agire.
Ricordati inoltre che gli animali selvatici possono essere pericolosi. E no, non per cattiveria, ma per paura. Loro sono vulnerabili, ma potrebbero utilizzare le loro ultime energie per tentare di difendersi. Fai attenzione soprattutto a becchi, artigli, denti e spine: i rapaci possono ferire con gli artigli; gli aironi e altri uccelli dal becco lungo possono colpire in modo molto rapido; mentre i mammiferi, più o meno grandi, mordono.
Se devi metterlo in sicurezza, fallo nel modo giusto
E se devo aspettare i soccorsi, o trasportarlo in un posto sicuro, cosa devo fare?
Per la tua sicurezza usa sempre guanti spessi o un panno e riponi l’animale in una scatola di cartone proporzionata alle sue dimensioni dell’animale che sia chiusa, buia e ben areata, con piccoli fori per l’aria. Poi metti la scatola in un luogo tranquillo, caldo, buio e silenzioso: non aprirla ogni cinque minuti, non fare foto con flash, e non portarla a far vedere ad amici e parenti (ben che meno a bambini, il tuo gatto o il tuo cane). Se puoi evita le gabbie di metallo perché gli animali potrebbero ferirsi nel tentativo di scappare.
🧡 L’animale è davvero ferito o in pericolo immediato? Se non sono sicuro posso usare questo questionario digitale messo a punto dalla LIPU per chiarirmi le idee.
🧡 È bagnato, freddo, infestato da mosche o esposto al sole?
🧡 Si trova in mezzo a una strada, in un garage chiuso, in una piscina, in un tombino o in un luogo da cui non può uscire?
🧡 È un piccolo apparentemente solo, ma senza ferite evidenti? Potrebbero esserci i genitori nelle vicinanze?
🧡 Ho tenuto lontani cani, gatti, bambini e curiosi?
🧡 Ho già contattato il CRAS o l’ente competente prima di improvvisare? QUI puoi trovare le strutture più vicine a te.
Ogni animale raccolto quando non serve, alimentato male, tenuto in casa troppo a lungo o manipolato senza competenza può perdere possibilità preziose di tornare libero. Quando parliamo di piccoli, rischiamo di precludere cure parentali fondamentali e l’apprendimento per sopravvivere in natura. Non solo, in particolare nei mammiferi il rischio di addomesticamento è dietro l’angolo. Un animale selvatico addomesticato, non può essere liberato in natura. Nel migliore dei casi non teme di avvicinarsi all’uomo, incorrendo in pericoli non necessari; nel peggiore non sarò in grado di procacciarsi il cibo, difendersi o proteggersi dai predati. E anche nel caso degli adulti feriti, ci sono delle controindicazioni: mani poco esperte possono stressare l’animale, peggiorare il trauma o fornire cure sbagliate.
C’è anche un tema sanitario. Gli animali selvatici possono mordere, graffiare, trasportare parassiti o patogeni. Questo non significa averne paura o demonizzarli, ma ricordare che la distanza è una forma di rispetto.
Collaborare con un CRAS significa entrare in una rete di tutela vera: persone formate, veterinari, operatori e volontari che lavorano con un obiettivo preciso: curare, riabilitare e restituire l’animale alla vita selvatica quando possibile.
Alla fine, la cucciolata in garage di mia nonna non è diventata la nuova attrazione di famiglia. Ma, la tentazione è stata forte. Perché sono carini, e perché non vogliamo far male a nessuno. Ma il punto è proprio questo: purtroppo a volte non basta “fare qualcosa”, ma serve fare la cosa giusta.
E la cosa giusta passa dalla buona volontà e dalle informazioni corrette. A malincuore, abbiamo lasciato che a occuparsene fossero le persone competenti. E siamo convinti che sia stata la scelta giusta.
Se ti è capitato di trovare un animale selvatico in difficoltà, raccontacelo qui. E salva questa guida: potrebbe tornarti utile proprio quando meno te lo aspetti.
Magari un sabato pomeriggio di luglio. Mentre tua nonna dovrebbe essere a burraco.
Fonti:
Legge 11 febbraio 1992, n. 157 — Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, art. 1. Normattiva.
LIPU — Animali Feriti: ho trovato un animale ferito, cosa devo fare?
WWF Italia — I CRAS del WWF: tutti i Centri di Recupero Animali Selvatici.
Parchi del Ducato — Primo soccorso alla fauna selvatica in difficoltà: quando e come intervenire.
IPBES, 2019 — Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, Summary for Policymakers.