Di cosa parleremo in quest'articolo:
Se lo sgrido smetterà di agitarsi? Se ignora il mio richiamo è per dispetto? Sono domande che molti proprietari si pongono quando cercano di capire come comunicare con il proprio cane e migliorare la relazione con lui. Abbiamo chiesto a Fausto Vighi, esperto educatore e istruttore cinofilo di rispondere a 5 domande per capire come il nostro approccio condiziona il cane.
Ti hanno sempre detto che “essere padrone” di un cane è la cosa più semplice del mondo? Spoiler: falso.
O meglio, lo è se ci si accontenta di una convivenza superficiale. Ma se il tuo obiettivo è costruire un rapporto etico, consapevole e davvero bidirezionale, la faccenda si fa maledettamente interessante. E richiede ascolto.
L’errore più comune che commettiamo noi umani è l’antropomorfizzazione della comunicazione: tendiamo a sommergere il cane di parole, convinti che basti usare il tono fermo o l'ordine giusto. Cazzata :) (O meglio, lasciamo parlare l'etologia: è un bias antropocentrico duro a morire).
Spesso passiamo il tempo a focalizzarci esclusivamente sul comportamento dell'animale, chiedendoci perché non ci ascolti o perché reagisca male a certe situazioni. La verità è che i nostri amici pelosi non si limitano ad ascoltare i nostri comandi. Nella comunicazione con il cane, il linguaggio del corpo, la postura e il tono della voce contano molto più delle parole.
Per fare chiarezza, abbiamo chiesto aiuto a un vero esperto sul campo: Fausto Vighi, educatore cinofilo che da anni lavora per aiutare le persone e i cani a comprendersi nel rispetto reciproco. In questo articolo ribaltiamo il punto di vista: non parleremo di cosa fa il cane, ma di come il tuo modo di approcciarti determina la sua risposta, la sua serenità e il suo benessere psicofisico.
“Fausto, ma”... 5 risposte su come il tuo approccio condiziona il cane
Almeno una volta nella vita ti sarai chiesto: “Perché non capisce che lo faccio per lui?”. La tendenza umana è quella di considerare il cane "testardo" quando non risponde a un comando.
In realtà, i cani ottimizzano il loro comportamento in base alla rilevanza e alla coerenza del nostro approccio. Se lo chiami usando un tono piatto, nervoso, o se associ il richiamo esclusivamente alla fine della passeggiata e del divertimento, il tuo approccio viene etichettato come "svantaggioso". Il cane non ti sta ignorando per fare un dispetto: valuta il contesto e, se la tua proposta comunicativa non è motivante, sceglie semplicemente di dedicarsi agli stimoli ambientali.
Quando il cane è su di giri, l'istinto ci porta ad alzare la voce per riprendere il controllo. Dal punto di vista del cane, però, stai solo peggiorando la situazione.
Nella comunicazione con il tuo cane è molto più importante il tono di voce rispetto alle parole che usi. Se utilizzi un volume alto e un corpo teso, per lui è come se steste abbaiando entrambi. Il tuo approccio si trasforma in un amplificatore emotivo: invece di calmarlo e fare da ancora di sicurezza, finisci inevitabilmente con l'agitarlo di più.
Mmm... Simpatico! Certo, il canale visivo è molto importante e indicatore per un cane, ma come viene percepito quello sguardo dipende da tante altre cose.
Un approccio visivo fisso, frontale e associato a un corpo rigido è effettivamente interpretato come una minaccia in un contesto interspecifico o con un soggetto sconosciuto. Tuttavia, all'interno del vostro binomio, lo sguardo assume un significato completamente diverso. Se la relazione è solida e sicura, guardarsi negli occhi non è affatto una sfida, ma un potentissimo attivatore di affiliazione che stimola la produzione reciproca di ossitocina, l'ormone della fiducia.
Per interpretare correttamente la coda, dobbiamo analizzare l'intero contesto:
L'altezza della coda: È alta e rigida o bassa e fluida?
La frequenza del movimento: È uno scodinzolio ampio e morbido o frenetico e teso?
Il resto del corpo: La postura generale è rilassata o i muscoli sono contratti? Il peso è sbilanciato in avanti o all'indietro?
Avvicinare il viso al cane e farsi leccare viene quasi sempre interpretato come uno scambio di "baci umani". Dal punto di vista etologico, però, quando decidi di esporti a questo approccio stai attivando uno scambio di dati biologici molecolari.
Avvicinando il viso, permetti al cane di raccogliere i residui chimici e salivari intorno alla tua bocca. Attraverso l'organo vomeronasale, il cane esegue una vera e propria analisi chimica dei tuoi livelli ormonali (rilevando ad esempio il cortisolo, l'ormone dello stress). In pratica, porgergli il viso gli permette di "leggere" esattamente come stai. Inoltre, a livello sociale, il leccamento può essere un suo tentativo di pacificare un tuo atteggiamento percepito come troppo impositivo.
Un approccio corretto che comunichi sicurezza, rispetto e affetto richiede lo sviluppo di una consapevolezza cinestesica (del movimento). I cani odiano le imposizioni fisiche dirette e verticali.
Una buona comunicazione con il cane passa anche attraverso il linguaggio del corpo:
Evita di piegarti sopra la sua testa (un approccio dall'alto è fortemente minaccioso).
Rispetta le sue distanze personali e i suoi tempi di esplorazione, senza continue e nevrotiche tensioni sul guinzaglio.
Impara a leggere segnali di stress e di disagio: se mentre lo accarezzi distoglie lo sguardo, si lecca il naso o si irrigidisce, il tuo approccio è troppo invasivo ed è tuo dovere etico fare un passo indietro.
Sviluppare una buona comunicazione con il cane e calibrare il nostro approccio non è un mero esercizio teorico per appassionati di cinofilia, ma l'asse portante del benessere animale e della sicurezza quotidiana. Quando interagiamo con un individuo di un'altra specie, ogni nostra incongruenza (come pretendere calma urlando o invadere lo spazio vitale del cane mentre è a disagio) genera frustrazione, ansia e picchi cronici di stress (arousal disfunzionale).
Un pet-owner consapevole sa che una comunicazione fallimentare non si limita a rovinare l'intesa domestica, ma mina la sicurezza del cane stesso. Un cane che non si sente compreso o che non trova nel proprietario un punto di riferimento calmo e prevedibile, tenderà a prendere decisioni autonome, dettate spesso dalla paura o dall'iper-attivazione. Questo si traduce in risposte reattive nello spazio urbano, tensioni nell'incontro con altri conspecifici e l'impossibilità di gestire situazioni d'emergenza. Modificare il proprio approccio significa, quindi, assumersi la responsabilità etica di essere una guida coerente, garantendo al cane il diritto di vivere in un ambiente sociale sicuro, privo di fraintendimenti e sintonizzato sui suoi reali bisogni etologici.
Costruire una relazione etica, bidirezionale e basata sulla fiducia reciproca richiede studio, pazienza e una costante voglia di mettersi in discussione. Abbandonare l'idea che il cane debba funzionare come un computer che esegue "comandi" è il primo vero passo per diventare un punto di riferimento sicuro e affidabile ai suoi occhi.
Imparare come farsi capire dal proprio cane è un percorso: inizia a modificare i tuoi movimenti quotidiani e prova a fare caso a come cambiano le reazioni del tuo cane quando cambi il volume della tua voce o la rigidità della tua postura. La sintonizzazione è un percorso che si costruisce giorno dopo giorno, un dettaglio alla volta.
💌 Hai il dubbio che qualche tuo atteggiamento stia involontariamente confondendo, innervosendo o stressando il tuo compagno a quattro zampe? Raccontaci la tua esperienza o descrivici la vostra routine quotidiana: scrivici a info@myanimal.it per confrontarti con la nostra rete di professionisti.
Fonti e riferimenti scientifici:
Nagasawa, M. et al. (2015). Oxytocin-gaze positive loop and the coevolution of human-dog bonds. Science.
Miklósi Á. (2014). Dog Behaviour, Evolution, and Cognition. Oxford University Press.
Review in "Animals" (2023). Human-Dog Relationship: The Impact of Human Behavior on Canine Welfare and Emotional States.